Riservato alle donne
Da Le pagine di giulia, donna, autrice di racconti erotici.
Il meglio di un uomo
Passo davanti al bagno grattandomi pigramente il sedere, gli occhi ancora cisposi; ti lancio un occhiata e un sorriso, procedo per il corridoio. Mi blocco, torno indietro come un gambero. Meriti una seconda occhiata.
Ti stai facendo la barba e hai la solita faccia buffa e distorta degli uomini che si fanno la barba, ma non e’ questo che ha catturato la mia attenzione. Chiamami maniaca, ma e’ un po’ piu’ giu’ che devi andare, come diceva Zucchero.
Si’ si’, esatto. Proprio li’.
Quand’e’ cosi’ mi viene in mente solo un appellativo, e cerca di non gonfiarti come un gallo cedrone: “spranga di ferro”. Fa ridere, lo so, sa tanto di fumetto erotico anni ‘70 ma oh, che ci vuoi fare?
Ti vengo vicina, sfioro quell’erezione mattutina da guinness dei primati ingiustamente celata sotto il pigiama morbido: mi fa una voglia che non immagini. I miei occhi sono come le finestrelle di una slot machine e quando finiscono di girare - tin! tin! - dentro ho solo putrelle o pali della luce. Che sia indicativo?
Infilo appena le dita sotto l’elastico e praticamente esce da solo, salta fuori, quasi. SDENG!
Ti faccio ruotare un po’ sfiorandoti i fianchi, sei docile come un cavallo ben addestrato, stamattina. Mi accuccio per terra e te lo prendo in bocca
- Ah!
Ti sei tagliato, non e’ per me quell’esclamazione.
- Aaahhaaahh!
Questa, e’ per me.
Alzo gli occhi: il rasoio in mano, il braccio immobile a mezz’aria e lo sguardo nel vuoto come una statua di Madame Tussauds. Il sangue ti cola da uno zigomo e io decido che meriti di essere leccato tutto, per bene: parto da sotto, dalle palle lisce e morbidine e poi risalgo lungo l’asta, la spennello come se stessi ridipingendo casa, con meticolosita’, senza dimenticare un solo centimetro.
Infilo le mani sotto la stoffa calda, abbasso il pigiama e ti abbranco a due mani, approfittando per palparti il culo.
Intrufolo un dito fra le natiche ma non riesco a combinare molto.
Posi il rasoio; finalmente sei uscito dal coma, bellezza: mi agguanti la testa e la manovri, mi fai pompare e la premi contro di te ma sei troppo duro stamattina, non arrivero’ mai a sfiorarti il ventre con le labbra, mai. Ma possiamo provarci.
SPLAT, SPLAT.
Batuffoli di schiuma bianca e rosa si suicidano sulla mia guancia, sulla spalla.
Scoppio a ridere ma non mi permetti di arretrare. Hai mai provato a ridere con la bocca spalancata e un cazzo in gola? Ci si sente alquanto ridicoli, ti assicuro.
Te ne frega poco, vedo: mi muovi su e giu’ e il tuo cazzo non mi e’ mai sembrato cosi’ lungo, ma che hai fatto nottetempo, hai finalmente risposto a quegli “enlarge your penis” che ti massacrano la casella di posta? Beh, ha funzionato!
Scuoti la testa e mi cospargi di fiocchi leggeri, poi spalmi la schiuma sul collo, su un seno scoperto a forza e sul capezzolo martoriato.
Vuoi giocare con la schiuma?, ok, giochiamo.
La raccolgo dalla mia guancia e la uso su di te, per aprirmi la strada fra le tue natiche chiuse, per infilarti un dito nel culo, piano, cercando e trovando, sfiorandoti dentro.
E ancora succhio e lecco, la bocca dolorante per l’apertura forzata, mentre tutto intorno si spande questo odore di eucalipto: mi sembra di essere un arbre magique, sappilo, ma non mi lascero’ demoralizzare.
Muovo il dito velocemente facendoti gorgogliare e massaggio il cazzo con le labbra e la lingua; e con la gola certo, con la gola, rilassando i muscoli e spingendomelo dentro fino a sentire il conato salire, arretrando per respirare.
Quando il dolore alle gambe si fa insopportabile mi alzo tirandoti su i pantaloni, premurosa, e ti bacio sulle labbra.
Sei ancora piu’ buffo adesso: il pigiama deformato da un erezione umida e invadente, la schiuma che ti decora solo meta’ faccia e l’altra meta’ sfregiata e sanguinante.
- Buongiorno, Dago - faccio tutta allegra dandoti le spalle, credendo di aver detto chissa’ quale spiritosaggine.
- Dove pensi di andare.
Mi agguanti per un braccio facendomi ruotare come una ballerina da carillon.
Schiantata nel lavandino, il freddo del marmo contro il caldo della pelle ancora addormentata e il tuo cazzo che pompa nella fica, contemplo per un attimo il mondo che improvvisamente s’e’ fatto di ceramica bianca.
Il tempo di disapprovare uno sbafo di dentifricio sulla parete immacolata, che mi apri il getto dell’acqua in faccia; scalcio e nitrisco come una cavalla marchiata ma resterei molto delusa se mi liberassi.
Cosi’ gioco alla fanciulla presa di forza, immagino di essere sbattuta da un rude cowboy sull’orlo di un abbeveratoio puzzolente e cerco di non annegare - davvero - mentre godo di te e del tuo cazzo.
Anzi, del tuo cazzo e di te. Non ti offendi vero?
luca
15 Settembre 2008 alle 2:58 pm
La storia è stata molto bella, anzi eccitante…
estremizzi i paragoni ed ostenti la tua cultura…
pero’ tutto sommato è una bella storia.quasto commento forse è poco quindi, ti invito a parlare un po di questa passione che ci accomuna: lo scrivere racconti hard cercando di far eccitare chi li legge…
e poi mi andrebbe di farti alcune domande…
lucawebcam2@live.it
PS. ancora complimenti
Georgina
16 Settembre 2008 alle 9:03 am
Grazie luca, ma il racconto è stato scritto da giulia, trovi il link all’inizio del post. E’ stata così gentile da consentirmi la pubblicazione. Io sono una sua ammiratrice e mi piace la letteratura hard.
bacirubati-collezioni
2 Ottobre 2008 alle 8:43 pm
molto bello il racconto complimenti