sopra. Le nuove sessuali femminili
di Friday Nancy
Arianna Editrice

Il mondo parallelo delle sessuali non è preso in minima considerazione dai filosofi o dagli psicologi, quindi la letteratura psicologica su di esso può essere a volte banale. Succede, cioè, quello che capita ogni volta che i cultori della scienza “ufficiale” voltano la testa dall’altra parte, quando si imbattono in qualche aspetto della realtà che non piace loro: il campo resta libero a coloro che non sono tanto interessati alla ricerca della verità, quanto a fare soldi scandalizzando i bravi borghesi, i quali non desiderano altro che essere scandalizzati. Eppure bisogna ringraziare anche costoro: perché, bene o male, sono gli unici a rompere il velo dell’ipocrisia accademica; e, se non altro, raccolgono del materiale che, poi, si può sempre cercar di utilizzare in modo più appropriato e più serio.

Questa è solo una parte di una delle “confessioni” contenute nel libro:

“…Il fatto che una persona si masturbi sembra essere, be’, così «segreto». Forse è la cosa più intima di cui si possa parlare, quella che ci rivela la parte più segreta di noi. Le mie riguardano la masturbazione: guardare o essere guardata, o masturbarmi insieme a qualcun altro. Molto spesso, anzi quasi sempre, hanno per protagoniste le ; che conosco o non conosco ma che ho incontrato, oppure ancora conoscenze del passato. Mi masturbo circa due o tre volte la settimana e sempre di notte, per potermi addormentare dopo essere venuta. Al lavoro non l’ho mai fatto. Ai tempi dell’università, invece, mi animava uno spirito più avventuroso sia nei riguardi dei posti sia dei momenti, e nell’anno di psicologia ero diventata una vera e propria svergognata. Ora, in quanto legale di una grande azienda, mi comporto meglio, ma la cosa mi piace sempre tantissimo. Sono sicura che non smetterò mai di masturbarmi. A David piace guardarmi mentre lo faccio, e a me piace essere guardata, ma non è che un gioco sessuale e certo non sostituirà mai la mia masturbazione vera e privata. Le mie sono mie e soltanto mie, e voglio che tali restino, nonostante la prospettiva di raccontarle a te mi ecciti non poco.(…)

Il fatto che la masturbazione mi affascini tanto, me come altre persone, dipende da alcune esperienze maturate nell’adolescenza, esperienze a cui attingo tuttora come fonte delle mie . Ora ti descriverò a cosa mi riferisco, visto che poi i miei sogni a occhi aperti non sono che variazioni a tema.

La prima esperienza [in effetti, come si vedrà subito dopo, la seconda] risale a quando avevo tredici anni e frequentavo la seconda media.(…)

L’altra esperienza adolescenziale che ancora mi fornisce spunti erotici è ripresa da un’estate passata in una colonia estiva, in campeggio nel Vermont. L’accompagnatrice ufficiale era una ragazza svizzera di nome Uta, che studiava a Bennington. Aveva circa vent’anni. Io otto. Tutte noi la idolatravamo: Uta era alta, robusta ma atletica (non proprio muscolosa) e molto europea, anche nei peli che aveva sotto le ascelle e che si rifiutava di depilarsi (si depilava solo le gambe!). La mia branda stava proprio di fronte alla sua, così in aggiunta alle occasioni che tutte avevamo di vederla nuda (nelle docce, eccetera), io me la godeva anche quando si vestiva e si spogliava, ogni giorno. A tutt’oggi sono convinta di non avere mai più rivisto un corpo tanto sexy e perfetto. Uta era come la splendida femmina di qualche animale, con tutti gli odori, i peli e le secrezioni tipici della femminilità. Ovviamente anche a lei piaceva il suo corpo, le cose che poteva fare, i piaceri che offriva, i sapori, tutto. Era fatta per il sesso, ma sfortunatamente tra i boschi del Vermont e in un campo tutto femminile c’era ben poca materia prima: Uta era strettamente eterosessuale. In parte per cercare sollievo, dunque, ma anche - ne sono sicura - perché apprezzava qualunque genere di sensualità fine a se stessa ,ogni due o tre notti Uta si masturbava, dopo essersi accertata che tutte le altre dormissero. E forse per loro era così, ma io ero sveglissima, e fingevo. Mi sdraiavo sulla pancia con la testa girata dalla sua parte e una mano sotto di me, fra le gambe, e così restavo, immobile, per quella che mi sembrava un’eternità, aspettando che Uta cominciasse. Lei dormiva nuda, ma in genere sotto il lenzuolo, quindi ciò che vedevo era il profilo delle sue gambe allargate e leggermente sollevate, e il muoversi della sua mano fra di loro. Si era esercitata a osservare quanto più silenzio potesse, non per imbarazzo nei confronti della masturbazione, credo (sono certa che non se ne vergognava), ma perché non la riteneva certo adatta a bimbe di otto anni. Per quanto accorta, tuttavia, ogni volta che veniva non poteva fare a meno di ansimare un po’. Imparai a seguire i suoi ritmi e a dosare il mio orgasmo perché coincidesse con il suo. Le notti migliori erano quelle in cui faceva così caldo che tirava via anche il lenzuolo e giaceva nuda sotto la luce della luna. Con quel corpo argenteo e luccicante di sudore, assomigliava a una dea. Allora godeva anche di maggior libertà nei sentimenti , e a volte si girava su un fianco (verso di me!) e sollevava la gamba sinistra finché la sua intera figa [sic] diventava visibile sotto i raggi lunari. Aveva un boschetto biondo-castano, ma in quella luce sembrava d’argento flato. Notti del genere erano una vera agonia, per me, perché desideravo ardentemente guardarla ma avevo paura che se avessi aperto gli occhi lei mi avrebbe scoperta. Temevo anche che potesse cogliere i movimenti della mia mano sotto la pancia. Alla fine misi a punto un particolare modo di strizzare gli occhi per spiare e imparai a venire con il tocco più delicato e invisibile del dito indice sulla clitoride.

Quando torno a fantasticare di quelle occasioni, cambio leggermente scenario e mi dipingo più coraggiosa. Anch’io getto indietro le lenzuola e sto di fronte a Uta con la gamba destra sollevata: entrambe ci guardiamo e continuiamo a masturbarci. Ogni tanto, nelle sere d’estate, quando sono sola, rivivo quei momenti inclinando un po’ lo specchio della cassettiera, in modo che sia rivolta verso il mio letto, e mi osservo mentre mi masturbo sensualmente fingendo di essere Uta che mi guarda, o di essere me stessa e di guardare un’altra donna. Il chiaro di luna rende tutto così bello e surreale… e senza colpa. Sono certa che se si presentasse l’occasione non ci penserei su due volte e realizzerei la mia fantasia. A volte sostituisco Uta con l’immagine di qualche amica, o di qualche attrice come Dominique Sanda - hai visto Voyage en Douce?”